#newsnaviganti – Tassa Grecia

Fonte: Il giornale della vela – http://www.giornaledellavela.com/news/2014/05/08/tassa-barca-in-grecia-adesso-e-realta/

E’ dunque ufficiale: il mondo dei diportisti non sfugge alle drastiche misure economiche in Grecia. La tassa sulle barche (tutte, comunitarie e non) che navigano nelle acque elleniche, è realtà a partire dal 14 aprile scorso, ma dovrebbe diventare attuativa alla fine di maggio. Diciamo dovrebbe perché è in corso una vera e propria “battaglia” tra il governo e le associazioni turistiche.

COME FUNZIONA LA NUOVA TASSAZIONE IN GRECIA
Per le barche di meno di dodici metri fuori tutto (fa fede l’immatricolazione e la lunghezza menzionata viene arrotondata al decimo di metro), la tassa è da pagare all’arrivo in Grecia o, se è in secca già su territorio ellenico, al momento della sua messa in acqua. La tassa ha valore nell’anno solare. I costi variano a seconda della lunghezza:
– 7,10-8 metri: 200 euro/anno
– 8,10-10 metri: 300 euro l’anno
– 10,10-12 metri 400 euro/anno
Non è previsto alcuno sgravio nel caso la barca esca dalle acque greche prima della fine dell’anno.

Per le unità oltre i dodici metri di lunghezza, la tassa si calcola su una base di 100 euro al metro lineare per anno. Spieghiamo un po’: in pratica l’armatore di una barca di 12,50 metri di lunghezza, tenuta tutto l’anno in acque greche, pagherà una tassa di 1.250 euro. Se invece trascorrerà nei mari ellenici solamente un mese, dovrà sborsare solo 125 euro. Se trascorre più di undici mesi in Grecia, sia in acqua sia a terra, può beneficiare di uno sconto del 30% (nel caso in esame. la tassa gli costerà 875 euro, l’equivalente di sette mesi).
Le barche sopra i dodici metri che non pagano rischiano una multa pari a due volte il valore annuo della tassa.

QUANDO SI PAGA
La tassa va pagata al momento dell’arrivo in Grecia o quando si mette in acqua la barca. Al momento in cui scriviamo non ci sono indicazioni a proposito di possibili pagamenti online.

IL NOSTRO DUBBIO
Se ben ricordate, era l’autunno 2011 quando la prima versione della Tassa nautica varata dal Governo Monti terrorizzò l’intero settore nautico: una tassa secondo la quale avrebbero pagato dazio tutte le barche, italiane e straniere, che avessero navigato in acque italiane. L’effetto fuga fu immediato, con tanti e tanti armatori che andarono a ingrossare i portafogli dei marina croati e francesi. Una versione della tassa poi modificata in tassa di possesso (anche perché andava contro la libera circolazione delle persone e delle merci all’interno della Comunità Europea) e che oggi, con le ultime modifiche, risparmia la maggior parte degli armatori.